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sabato 13 dicembre 2008

Summit trilaterale tra Cina, Giappone e Corea

Summit Cina Giappone CoreaTaro Aso, Wen Jiabao e Lee Myung-bak: tutti insieme appassionatamente in un summit trilaterale che potrebbe far tremare l'Europa e l'America.

I presidenti di Giappone, Cina e Corea, le tre tigri asiatiche, hanno lanciato le basi non solo per una più stretta collaborazione economico-finanziaria, ma per l'avvio di una nuova fase delle relazioni internazionali destinata ad avere profonde ripercussioni su scala globale.

Il premier nipponico, quello cinese e il presidente coreano si sono incontrati a Fukuoka, la città portuale giapponese affacciata sul continente che nei secoli è stata la via di ingresso per le merci e la cultura sino-coreana nell'arcipelago.

Giappone e Corea, storicamente molto più che semplici alleati degli Stati Uniti, si starebbeo "pericolosamente" avvicinando alla Cina? E' possibile.
Nel primo summit trilaterale autonomo, i leader delle tre nazioni hanno lanciato un messaggio di solidarietà reciproca e di orgoglio asiatico con accenti intensi, almeno nella forma, che solo qualche tempo fa sarebbero apparsi impossibili tra nazioni caratterizzate da una storia di tensioni e sospettosità reciproca.

I summit tra i leader ora saranno annuali (i prossimi si terrano nel 2009 in Cina e nel 2010 in Corea) ed è chiaro che, come minimo, contribuiranno a smussare eventuali circostanze future di tensione bilaterale.

L'elemento di forte rilevanza è questa affermazione di orgoglio asiatico, nella convinzione comune che Cina, Giappone e Corea eserciteranno un ruolo di «centro della crescita economica globale» al fine di «far tornare l'economia mondiale su un sentiero di crescita sostenibile»: a questo riguardo i tre Paesi «dovranno assumere un ruolo più importante» e rafforzare ulteriormente la cooperazione regionale per affrontare le turbolenze dei mercati finanziari.

Un approccio pragmatico, che porta a mettere la sordina ai tradizionali risentimenti reciproci. E se Usa ed Europa vedono in generale con sospetto un riavvicinamento tra Giappone, Cina e Corea, forse qualcuno in occidente da oggi comincerà a guardare con un po' di timore le prove di amicizia a tre che per certi aspetti potrebbero marginalizzare gli altri.

martedì 13 maggio 2008

Dopo il terremoto in Cina

SichuanAnche oggi nella regione colpita dal terremoto è stata ancora avvertita una forte scossa. Alle 15,10 ora locale, le 8,10 in Italia, la scossa ha investito Chengdu, capoluogo della provincia sud-occidentale cinese del Sichuan, devastata ieri dal terremoto di 7,8 gradi sulla scala aperta Richter che ha provocato come minimo diecimila morti.

Il bilancio ufficiale delle vittime è al momento di 11.921 persone, secondo una nota diffusa dal Ministero nel pomeriggio.

La reazione della Cina - e dei cinesi - a questo terribile disastro è stata immediata. Meno di due ore dopo la prima scossa con epicentro nel distretto di Wenchuan, registrata alle 14,28 ora locale, il primo ministro Wen Jiabao annunciava di essere in volo per le zone del disastro e il presidente Hu Jintao intimava alla popolazione e ai funzionari locali di prodigarsi con gli aiuti. Minuti dopo la scossa l'Internet cinese, la televisione e le agenzie ribollivano di notizie, anche se tutte parziali e frammentarie.

Le risorse stanziate dal governo di Pechino in aiuti per il terremoto ammontano al momento a 360 milioni di yuan, pari a 52,16 milioni di dollari Usa.

Mentre il leader buddista Dalai Lama prega per le vittime e si dice profondamente rattristato dal disastroso sisma che ha colpito ieri il Sichuan, il presidente uscente di Taiwan – l’indipendentista Chen Shui-bian – invita il ministero degli Esteri e le Organizzazioni non governative dell’isola a "fare di tutto" per aiutare la popolazione cinese. Taipei è pronta a inviare aiuti e collaborare con la comunità internazionale per portare soccorso ai feriti.
Il portavoce del Ministero degli Esteri, Qin Gang, ha già espresso parole di ringraziamento nei confronti di tutti i membri della comunità internazionale che hanno dichiarato la propria disponibilità ad inviare aiuti alla Repubblica Popolare Cinese. Tra questi la Commissione Europea, gli Stati Uniti e l’Italia. L’unico Paese che già da ieri aveva radunato squadre di soccorso, elicotteri e altre unità di crisi in modo che fossero pronte ad intervenire non appena la Cina avesse richiesto ufficialmente assistenza è il Giappone.

Era dal 1976 - quando proprio pochi giorni prima della morte di Mao il terremoto di Tangshan uccise 300.000 persone - che non si verificavano sismi di tale portata in Cina.

E purtroppo, con le vittime ancora da contare, si assiste già allo sciacallaggio mediatico. Alcune agenzie hanno ripreso la notizia, non confermata da nessuna autorevole fonte cinese, che il 7 maggio scorso dall'Istituto Sismologico di Wuhan sia stato diramato un allarme che invitava la popolazione a prepararsi ad una forte scossa di terremoto, proprio il 12 maggio, e proprio nella provincia del Sichuan.

Pechino ha diffuso un comunicato in cui afferma che il percorso della fiaccola olimpica - attesa proprio nel Sichuan dal 13 al 19 giugno - non verrà né deviato né rallentato dal terremoto.

Questa tragica prova mostrerà al mondo, forse più delle Olimpiadi di agosto, quanto è grande questo Paese.

venerdì 13 aprile 2007

Wen Jabao il mammone conquista i giapponesi

Wen Jiabao "La mamma mi ha detto che ho parlato bene..." Al premier cinese Wen Jabao è bastato un accenno all'anziana madre per conquistarsi la simpatia dei giapponesi.
In visita a Tokyo, Jabao ha dato prova di pietà filiale, virtù cardine nel confucianesimo.

venerdì 6 aprile 2007

Wen Jabao in Giappone

Il premier Wen dovrà fare appello a tutta la sua abile arte diplomatica, nel suo prossimo viaggio in Giappone, che dovrebbe svolgersi dall'11 al 13 aprile prossimi. Sarà la prima visita di un Capo del governo cinese da sei anni e mezzo a oggi.
In dichiarazioni fatte ieri alla stampa nipponica Wen Jabao aveva fatto sapere di nutrire molta fiducia in un miglioramento delle relazioni bilaterali, ma a patto di vedere evitati nuovi cedimenti ideologici di Tokyo verso il revanscismo.
Ci sono parecchi "punti di contatto" tra le due potenze asiatiche.
Già in febbraio un esponente liberaldemocratico del governo giapponese aveva irritato Pechino prospettando la possibilità che in futuro il Giappone potesse essere ridotto con le armi a "una provincia cinese".
Mentre in Giappone cresce e si ufficializza sempre più il culto del sacrario bellico di Yasukuni (dove è venerato anche un gruppo di criminali di guerra), il dialogo ai massimi livelli fra le due "vicine di casa" era ripreso lo scorso ottobre, quando Abe aveva voluto fare di Pechino una tappa, per quanto breve, del suo primo viaggio all'estero. A Tokyo mostrano ritrosia nel riconsiderare le loro posizioni anche circa le controversie sulle donne di conforto, le donne dei Paesi occupati che furono forzosamente arruolate nei postriboli di stato per le truppe di invasione nipponiche durante la Seconda guerra mondiale.

Rapporti tra Cina e Giappone

A meno di una settimana dalla delicatissima visita a Tokyo del premier cinese Wen Jiabao si cominciano già a leggere sui giornali le prime dichiarazioni, che confermano quanto sia precario l'equilibrio delle relazioni tra i due colossi asiatici.
I giapponesi, da sempre, trattano i cinesi come rustici campagnoli ingenui e senza cervello. I cinesi d'altra parte, ricordano perfettamente quello che hanno combinato gli invasori venuti da Tokyo a cavallo della seconda guerra mondiale. Andatelo a chiedere a un cinese di Nanjing...

Uno dei principali consiglieri del premier giapponese Shinzo Abe ha trattato Pechino da ladra. A pronunciarsi in tal senso, secondo il quotidiano 'Yomiuri', é stato il presidente del Consiglio di ricerche politiche del Partito liberaldemocratico di governo, Shoichi Nakagawa, riferendosi a una controversia nippo-cinese sullo sfruttamento di giacimenti di gas in una disputata zona del Mar cinese orientale.
"E' come se qualcuno ci rubasse il portafoglio o venisse a frugare nei cassetti di casa nostra", ha detto l'esponente ultraconservatore al giornale di destra, domandandosi se "sia giusto in tal caso starsene zitti".
Ex ministro dell'Economia, Nakagawa, 53 anni, è coetaneo di Abe ed è noto per condividerne alcune delle vedute più estremistiche.

Mi aspetto altre punzecchiatine, da una parte e dall'altra. La prossima settimana ne vedremo delle belle.